Quest’anno sono ritornata al carnevale di Schignano per immergermi ancora una volta nella sua straordinaria e allegrissima “follia”.
Il carnevale è una tradizione molto sentita dagli abitanti di questo piccolo paese, in una conca fra le montagne della Valle d’Intelvi, sulla sponda occidentale del Lago di Como.

Il carnevale di Schignano è tra i più coinvolgenti, nessuno resta solo uno spettatore. Tutti vengono coinvolti negli scherzi dei Brutt, sotto lo sguardo indifferente e autocompiaciuto dei Bell dal grande pancione (segno di opulenza) su cui si adagiano pizzi e decorazioni inverosimili. Una stravaganza accentuata dai grandi cappelli fioriti ornati da lunghi nastri, dai preziosi ombrellini femminili e dai grandi ventagli con cui si atteggiano.
Ma chi sono questi personaggi?
Il Bello, il mascarùn, è addobbato da “signore”. In una comunità in cui gli uomini emigravano in cerca di lavoro, rappresenta chi è ritornato dopo avere avuto successo. Il suo costume ha colori vistosi e indossa quattro campanelli dal suono gentile, le bronze, che ne annunciano l’arrivo.
A volte il Bello tiene legata con una fune la Ciocia, la sua moglie-serva, rimasta al paese e che continua ad essere vestita con poveri abiti e zoccoli di legno. Unico personaggio che parla, porta con sé gli strumenti del lavoro femminile e segue malvolentieri il marito, inveendo contro di lui che, nel frattempo, corteggia le altre donne.

Il Brutto è il povero, vestito di stracci, tute da lavoro, scarpe scalcagnate. Porta oggetti strani, a volte una vecchia valigia che trascina con aria stanca, quasi a ricordare che, finito il carnevale, fino a pochi decenni fa per molti era l’ora di lasciare il paese in cerca di lavoro. Anche i Brutti portano delle campane, ma di poco conto, le cioche, dal suono sgraziato e sordo.
I Brutti, partiti con pochi stracci e una vecchia valigia (che ritorna fra gli accessori delle maschere attuali), non hanno avuto fortuna. Sono partiti poveri e sono ritornati poveri, forse ancora più poveri di quando sono partiti. Sono la rappresentazione del fallimento, della stanchezza.

Preannunciati dai campanacci legati in vita, i Brutti “ne combinano di tutti i colori”. Spaventano le persone (specialmente donne e ragazze) “aggredendole” con pelli o zampe di animali, fanno carezze indesiderate con mani sporche che hanno appena “pulito” scarpe altrui, “rapiscono” le ragazze, portandole con loro in brevi corse, rubano i cappelli agli uomini.

Non mancano altri personaggi a movimentare il carnevale di Schignano.
Dietro la banda degli ottoni, Sigurtà il “poliziotto” garantisce che tutto si svolga “in ordine”. Con lui due figure inquietanti, i Sapeur, dall’aspetto primitivo e selvaggio. Visi e mani neri, coperti con pelli di pecora, con un altissimo cappello di pelo, lunghissimi baffi e barba e un’ascia appoggiata sulla spalla, guardano truci quello che accade.

Forse sono il ricordo arcaico dei primissimi “civilizzatori” della valle, un tempo ricoperta da foreste che hanno disboscato con la loro ascia per permettere la formazione dei pascoli, che ancora oggi ricoprono le cime delle basse alture su cui si arrampicano le frazioni del paese.
Al carnevale di Schignano abbiamo fatto un magico viaggio nel tempo, tra storia, mito e leggende.
Come arrivare a Schignano
Da Como fino ad Argegno con la corriera delle linee C110, C125, C120. Ad Argegno coincidenza con la linea C121 Argegno – San Fedele d’Intelvi fino a Schignano.
Orari su www.asfautolinee.it




